Conosciamo meglio i meccanismi dell’invecchiamento: riserva, mantenimento e compensazione

In questo articolo presentiamo brevemente tre aspetti chiave nell’invecchiamento: riserva cognitiva, mantenimento e recupero.

Riserva cognitiva.

È un concetto legato al miglioramento delle risorse cognitive, dovuto a fattori genetici e/o ambientali, che mitigano l’effetto del declino cognitivo dovuto all’età avanzata e ai deficit che ne derivano.

Ci sono diversi fattori quindi che possono promuovere la riserva cognitiva. Uno di questi è sicuramente l’educazione, intesa come durata degli studi. Altri fattori possono invece essere legati allo stile di vita, come l’attività fisica, il coinvolgimento attivo in attività ricreative che richiedono uno sforzo cognitivo (giocare a scacchi, leggere). Altre variabili che sono associate alla riserva cognitiva sono invece le caratteristiche genetiche o quelle legate al vissuto personale, come il bilinguismo.

È tuttavia molto complicato misurare la riserva cognitiva. Possono essere adottati specifici questionari o misure approssimative quali quoziente intellettivo, il livello di educazione e l’occupazione lavorativa.

Queste tre misure citate possono incidere su due importanti aspetti che caratterizzano la riserva cognitiva, ovvero la capacità e      l’efficienza neurale. Per capacità si intende la somma di risorse disponibili per svolgere un processo cognitivo. Definiamo efficienza invece l’utilizzo di minori risorse cognitive per svolgere un compito (perché quelle poche risorse che attiviamo sono efficienti).

La riserva cognitiva si forma lungo tutto l’arco della vita ma gli autori sottolineano il ruolo decisivo del consolidamento della riserva stessa in età avanzata.

Mantenimento:

Possiamo spiegare il mantenimento come il tentativo di preservazione delle risorse neurali e comprende meccanismi di riparazione cellulare.

Il mantenimento è un processo dinamico e dipende anch’esso, come la riserva cognitiva, da fattori sia genetici sia ambientali. Si verifica lungo tutto l’arco della vita, ma è decisivo in età avanzata. Ciò che avviene normalmente con l’invecchiamento è un declino delle risorse cognitive e il mantenimento, idealmente, è quel processo per cui questo declino fisiologico viene contrastato. L’efficacia del mantenimento dipende infatti da quanto è significativo il naturale declino descritto prima e soprattutto da quanto è efficace la funzione del mantenimento nel contrastare il deterioramento delle funzioni cognitive.

Possiamo distinguere due diverse forme di mantenimento. La prima si riferisce alla preservazione del funzionamento di elementi quali neurotrasmettitori e neuroni, mentre la seconda consiste nel mantenimento delle diverse regioni cerebrali come, ad esempio, l’ippocampo (che svolge un importante ruolo nella memoria) e la corteccia cerebrale.

Non sono stati ancora chiariti del tutto i meccanismi alla base del mantenimento ma sembrerebbe che includa processi sia neurali, come ad esempio la neurogenesi (ovvero la nascita di nuove cellule, in questo caso neuroni) sia vascolari.

Il processo di mantenimento è inoltre parzialmente sovrapposto al concetto di plasticità cellulare, ovvero la capacità del cervello di modificare il proprio funzionamento e la propria struttura. Fenomeni di plasticità cerebrale si possono verificare grazie all’esperienza, lungo l’arco della vita, e sono evidenti a seguito di eventi quali traumi cerebrali e situazioni che possono portare a un danno di determinate aree cerebrali.

Compensazione:

La compensazione consiste nell’impegnare maggiori o diverse risorse per far fronte a compiti cognitivi più complessi. È un meccanismo che si verifica in poco tempo ed è strettamente legato alla difficoltà del compito e, per definizione, porta a un miglioramento delle funzioni cognitive.

Quando invece la prestazione non migliora, in seguito ad una maggiore o diversa attivazione delle risorse cognitive, in risposta a compiti complessi, non si può parlare di compensazione, ma semplicemente di una diversa attività cerebrale.

Si può riferire il termine compensazione a diversi ambiti della psicologia. Quello che ci interessa, che vedremo anche in altri articoli presenti sul sito, è il tentativo, da parte degli adulti di età avanzata, di rispondere ad un compito difficile, compensando le risorse cognitive che subiscono un significativo declino con l’invecchiamento.

Possiamo riconoscere diverse tipologie di compensazione.

Per far fronte a un deficit di un processo cognitivo, possono essere coinvolti circuiti neurali associati con lo stesso processo, ma non utilizzati negli adulti più giovani. Adulti di età avanzata potrebbero usare ad esempio dei circuiti che sono impiegati per compiti di memoria, come il processo di riconoscimento basato sulla familiarità (quanto quell’oggetto o persona mi è familiare?), meno preciso del processo di recupero dell’informazione, tipicamente usato negli adulti più giovani e più dispendioso in termini di risorse cognitive

Un’altra tipologia di compensazione potrebbe essere spiegata con l’uso di risorse cognitive usate dai più giovani, ma in misura maggiore. A parità di difficoltà del compito gli adulti di età avanzata potrebbero sfruttare di più gli stessi circuiti.

È importante chiarire che i tre meccanismi che sono stati descritti, riserva, mantenimento e compensazione, sono dei processi dinamici e possono operare in varia misura a seconda della situazione e della persona, quindi in funzione delle variabili che abbiamo descritto prima tra cui esperienza di vita e caratteristiche genetiche. Tutti questi processi infatti operano nella stessa direzione: un mantenimento delle capacità cognitive in età avanzata.

Il video qui sotto riassume i tre concetti visti sopra. Per concludere, possiamo vedere la riserva come ciò che formiano, in termini di risorse cognitive, lungo l’arco della vita, da cui possiamo attingere in caso di bisogno. Possiamo rappresentare il mantenimento come quegli strumenti e meccanismi che ci possono aiutare a riparare un danno, una perdita di funzioni. La compensazione è invece quel processo che ci permette, in un dato momento, di far fronte a un deficit, una difficoltà. Un esempio di compensazione è l’uso degli occhiali: una volta indossati ci permettono di poter leggere bene, ma temporaneamente, in quanto perdono la loro funzione una volta tolti.

 

Riferimento bibliografico:
Cabeza, Roberto, et al. “Cognitive neuroscience of healthy aging: Maintenance, reserve, and compensation.” Nature reviews. Neuroscience 19.11 (2018): 701.