Memoria di lavoro: differenze tra giovani e anziani

Neurone

Diverse abilità cognitive sono coinvolte nella vita quotidiana. Una di queste è la capacità di aggiornare le informazioni della memoria di lavoro. Può sembrare un concetto complicato, ma proviamo a capirlo con un esempio.

Immaginiamo di dover preparare una torta. La ricetta prevede l’uso di 500 gr di farina, per una ricetta da 5 persone. Decidiamo quindi di versare man mano la farina in un contenitore appoggiato su una bilancia, per tenere traccia della quantità, in grammi, già versata. Si tratta di un compito che molti considerano semplice, perché quotidiano, ma richiede diverse capacità cognitive per essere eseguito correttamente. Innanzitutto, dobbiamo tenere conto della quantità di farina che abbiamo a disposizione e osservare attentamente l’ago della bilancia per tenere traccia della quantità già versata e quanta ancora ne manca. In questo compito è implicata la memoria di lavoro, concetto già affrontato nei precedenti articoli, ovvero quella capacità di mantenere a mente delle informazioni mentre compiamo delle operazioni con le informazioni stesse.

Ciò che può accadere, in una situazione del genere, è che qualcuno, mentre dosiamo la farina, ci dica che a cena ci sarà una persona in più rispetto al previsto, quindi la torta deve essere cucinata per 6 anziché per 5 persone, come avevamo pensato. Di conseguenza, la quantità di farina deve aumentare, della giusta proporzione. Dobbiamo quindi rifare il calcolo, in base alle informazioni appena ricevute, mentre memorizziamo quanta farina abbiamo già messo e quanta ancora ne manca. Possiamo definire questa capacità come un aggiornamento delle informazioni in memoria di lavoro.

Considerati i numerosi studi sulle differenze tra giovani e adulti di età avanzata in compiti di memoria, i ricercatori Shuo Qin e Chandramallika Basak, in uno studio pubblicato nel 2020, hanno voluto indagare in particolar modo se ci fossero differenze nella prestazione e nell’attivazione cerebrale tra i due gruppi di età. In particolare, venivano indagate queste differenze in un compito di aggiornamento della memoria di lavoro. Gli autori hanno scelto di usare un compito di memoria in cui veniva presentata una cifra alla volta al centro dello schermo di un computer. Ai partecipanti veniva dunque chiesto di memorizzare le cifre, presentate in sequenza, e nel frattempo individuare, di volta in volta, le cifre che erano già state presentate. A questo veniva aggiunta una difficoltà: i partecipanti dovevano tenere a mente anche il colore delle cifra, che di volta in volta poteva cambiare (giallo e rosa).

Nello studio, dal titolo Age-related differences in brain activation during working memory updating: An fMRI study, pubblicato sulla rivista Neuropsychologia, sono state coinvolte persone di tre gruppi d’età: giovani di età media di 25.7 anni, adulti di età media di 61.22 anni e adulti di età più avanzata, di 72 anni in media. Durante lo svolgimento del compito veniva inoltre analizzata l’attività cerebrale dei partecipanti, tramite risonanza magnetica funzionale. In questo modo era possibile analizzare quali zone del cervello risultavano attive durante l’esecuzione del compito, confrontando i partecipanti di età differenti.

Durante il compito è stata osservata nel gruppo di partecipanti più giovani, sia una maggiore attivazione delle aree cerebrali che sono tipicamente coinvolte in compiti di memoria di lavoro, sia una riduzione dell’attivazione delle aree che fanno parte del cosiddetto Default Mode Network.

Si sono quindi potute osservare due diverse risposte in termini di attività cerebrale, nei due gruppi.

La riduzione dell’attivazione del network, tipicamente coinvolto nelle attività di pensiero libero e immaginazione, è avvenuta con successo nel gruppo di partecipanti più giovani. Tuttavia, nel gruppo di partecipanti di età più avanzata, il Default Mode Network è rimasto ancora in parte attivo, nonostante fosse richiesto un compito ben specifico, che richiedeva attenzione focalizzata e lasciasse poco spazio alla libera fluttuazione dei pensieri e dell’immaginazione.

Chi, tra i lettori, ha letto l’articolo Riserva cognitiva, Mantenimento e Compensazione, potrebbe pensare che l’attivazione di risorse cognitive in più, o diverse, potrebbe consentire alle persone di età più avanzata di compensare delle funzioni cognitive deficitarie, per via dell’invecchiamento. L’attivazione “extra” del Default Mode Network, in questo caso non può essere tuttavia ricondotta a una tipologia di compensazione, per un motivo principale. La prestazione al compito infatti, rimaneva deficitaria del gruppo di anziani, nonostante avessero usato maggiori risorse cognitive. Tale interpretazione è stata data dagli autori dello studio alla luce di altre ricerche che evidenziano come una maggiore attivazione (mancanza di disattivazione) del Default Mode Network, non fosse associata, in adulti di età avanzata, a un miglioramento nei compiti di memoria.

Il compito richiesto nell’esperimento, di aggiornamento della memoria di lavoro, seppur richiesto nella vita quotidiana di tutti, dai più giovani ai più anziani, sembra infatti subire l’influenza dell’età. Potrebbero essere considerati degli allenamenti specifici per migliorare la memoria di lavoro per gli adulti di età avanzata, con l’obiettivo di promuovere questa importante capacità cognitiva che è coinvolta nella vita di tutti i giorni, dalla preparazione di una torta, all’organizzazione delle attività da svolgere durante la giornata.

Bibliografia:

Qin, S., & Basak, C. (2020). Age-related differences in brain activation during working memory updating: An fMRI study. Neuropsychologia, 138, 107335.