È possibile prevenire la demenza?

La demenza è una condizione che ha un forte impatto sulla persona, sui familiari e sulla società. Vi sono diversi fattori correlati all’insorgenza della demenza che sono modificabili, in quanto legati alle abitudini di vita (tra cui alimentazione, attività fisica, la mancanza dell’abitudine di fumare) e altre caratteristiche personali, come il livello di istruzione.

Dalla scoperta dei fattori di rischio deriva anche la possibilità di considerare la prevenzione come un elemento chiave per prevenire o ridurre il rischio di insorgenza della demenza, come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In passato sono stati condotti diversi studi su percorsi di prevenzione destinati a migliorare la condizione di declino cognitivo, ma venivano considerati solo singoli fattori di rischio o gli interventi erano di breve durata. 

La ricercatrice Tiia Ngandu e collaboratori hanno condotto uno studio con l’obiettivo di indagare l’effetto di un percorso di intervento basato su più aspetti, in particolare sulle capacità cognitive e motorie. L’intervento cognitivo proposto aveva la durata di 2 anni e coinvolgeva partecipanti di età compresa tra i 60 e 77 anni che avevano ottenuto un alto punteggio a un test che misurava il rischio di insorgenza della demenza, misurato grazie a fattori tra cui genere, livello di educazione, indice di massa corporea, livelli di colesterolo e pratica dell’attività fisica.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, in modo casuale. Il primo gruppo, di controllo, veniva sottoposto a misurazioni della pressione sanguigna, del peso corporeo, dell’indice di massa corporea e circonferenza del girovita, a intervalli regolari durante lo studio. All’inizio dello studio i partecipanti avevano ricevuto informazioni scritte e verbali, da parte di un infermiere, su quelle attività sociali, cognitive e sulle abitudini alimentari e motorie che potessero essere di beneficio per la loro salute, contribuendo alla riduzione del rischio di problemi vascolari e disabilità.

Il gruppo sperimentale è stato invece inserito nel programma di intervento di prevenzione, composto da 4 tipologie di interventi:

  • Sessioni di gruppo, in cui venivano proposti esercizi pratici per promuovere uno stile di vita sano. Gli esperti consigliavano ai partecipanti di includere nella loro dieta un quantitativo di proteine corrispondente al 10-20% del loro apporto calorico giornaliero, 25-35% di grassi, 45-55% di carboidrati, 25-35 grammi al giorno di fibre, meno di 5 grammi al giorno di sale e meno del 5% dell’introito calorico giornaliero in bevande alcoliche.
  • Percorso di allenamento fisico, guidato da fisioterapisti. Gli allenamenti si svolgevano in una palestra e le attività erano personalizzate, con difficoltà crescenti e includevano allenamento di forza muscolare ed esercizio aerobico. La frequenza delle attività variava da 1 a 5 volte alla settimana.
  • Allenamento cognitivo, in sessioni di gruppo e individuali. Le sessioni individuali venivano svolte con l’ausilio di un computer, in due diversi periodi di 6 mesi ciascuno. Comprendevano esercizi che intendevano rinforzare le funzioni esecutive, memoria di lavoro, la memoria episodica e la velocità di elaborazione delle informazioni. Le sessioni di gruppo venivano condotte da psicologi e includevano la discussione su aspetti legati al cambiamento delle funzioni cognitive con l’età e l’utilizzo di strategie applicabili alla vita quotidiana, legate alla memoria e alle capacità di ragionamento
  • Incontri con un infermiere e un medico per alcune misurazioni tra cui la pressione sanguigna, peso, indice di massa corporea, misura della circonferenza del bacino e del girovita. Durante gli incontri venivano date inoltre alcune raccomandazioni per un corretto stile di vita.

Il programma sopra descritto si è dimostrato facilmente realizzabile, sicuro e proponibile al di fuori del contesto dello studio.

Successivamente al periodo di training sono stati riscontrati diversi miglioramenti del funzionamento cognitivo generale, nei partecipanti che erano stati assegnati al programma biennale di allenamento fisico e cognitivo. Ne hanno tratto beneficio anche quelle abilità cognitive che giocano un ruolo importante nella vita di tutti i giorni come memoria, funzioni esecutive e velocità di elaborazione delle informazioni.

Per quanto riguarda gli aspetti non prettamente legati alle funzioni cognitive, è stato riscontrato un effetto positivo del programma sulle abitudini alimentari e su alcuni parametri fisici. Sono infatti migliorati i parametri legati all’indice di massa corporea e alla pratica dell’attività fisica. Inoltre, il programma di allenamento ha avuto un impatto positivo sul miglioramento delle abitudini alimentari.

In conclusione, il programma ha favorito un miglioramento delle funzioni cognitive e di alcuni aspetti legati alla salute in una popolazione di età avanzata a rischio di demenza. Gli autori, grazie a questo studio, hanno avuto modo di mostrare come un programma della durata di due anni che includa un potenziamento di aspetti cognitivi e motori, possa migliorare il funzionamento cognitivo dei partecipanti e contribuire a contrastare il declino cognitivo associato alla demenza.

Grazie anche alla lunga durata del programma, i risultati sono stati osservabili globalmente ma i ricercatori suggeriscono che in futuro potrebbe essere utile indagare quali componenti del programma in particolare hanno contribuito maggiormente al miglioramento cognitivo, fisico e al cambiamento delle abitudini quotidiane nei partecipanti.

Nell’immagine qui sopra vengono mostrati i punti principali dello studio e i risultati più rilevanti.

Riferimenti bibliografici:

Ngandu, T., Lehtisalo, J., Solomon, A., Levälahti, E., Ahtiluoto, S., Antikainen, R., … & Kivipelto, M. (2015). A 2 year multidomain intervention of diet, exercise, cognitive training, and vascular risk monitoring versus control to prevent cognitive decline in at-risk elderly people (FINGER): a randomised controlled trial. The Lancet, 385(9984), 2255-2263.

WHO. Dementia: a public health priority. Geneva: World Health Organization—Alzheimer’s Disease International, 2012. http://www.who.int/mental_health/publications/dementia_report_2012/en/(accessed Sept 29, 2014).